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Nazismo e Fascismo negli anni ‘30. Guerra civile spagnola


Titolo: Nazismo e Fascismo negli anni '30. Guerra civile spagnola
Descrizione: Nazismo e Fascismo annessione dell'Austria, politica aggressiva; asse Roma-Berlino; patto Antikomintern; Patto d'Acciaio; la guerra civile Spagna, la dittatura di Franco.
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  1. jessica said, on dicembre 21st, 2008 - 11:31 am

    Sto cercando un autore di letteratura italiana che si avvicini al Nazismo e Shoah!
    sostengo la tesina all’istituto tecnico con corrispondenza in lingue estere(ingles,francese,spagnoo).

  2. sergio doretti said, on dicembre 26th, 2008 - 11:55 am

    Sono della classe 1925. Ho vissuto quel periodo che ha accompagnato sia la guerra che il periodo dopo l’armistizio 1943. Fui richiamato come militare di leva dopo l’8 settembre 1943 ma noi ragazzi di campagna siamo andati alla macchi (abitavo comune di Collesalvetti Livorno) ma i carabinieri presero in ostaggio i genitori; Mia madre perchè mio padre era al lavoro a Livorno. QWuesto perchè allora, come diciottenne, ero minorenne.
    Noi purtroppo ci si diovette presentare per fare uscire di prigione i genitori.
    Le ricerche che faccio sono per l’Auser dove sono volontario per ricostruire quei momenti.
    Ora abito a Firenze : sergio.doretti@gmail,com

  3. sergio doretti said, on dicembre 26th, 2008 - 12:09 pm

    IN QUEL 22 MARZO 1944.

    Erano passati oltre due mesi da quando ci eravamo presentati per fare uscire di prigione i nostri genitori.
    In questo tempo ci avevano tenuto sempre in caserma, senza libera uscita e sempre con i vestiti portati da casa.
    Una mattina ci svegliarono molto presto.
    Ci riunirono nel cortile della Caserma di Via Tripoli (zona Beccaria),
    ci inquadrarono, e, attraversando la città a piedi, scortati da alcuni
    militari armati,ci portarono a Campo di Marte. FIRENZE
    Nessuno ci diceva dove saremmo andati.
    .Erano aperte tutte le possibilità, non per ultima la Germania
    Durante il tragitto, a piedi, dalla Caserma di ViaTripoli allo stadio, non sapendo la destinazione, per la strada si scherzava, Come ho detto, eravamo sempre con i vestiti portasti da casa, e – camminando – si incontravano sulla porta di casa delle donne che ci osservavano, fra noi diciottenni vi erano anche ragazzi ancora non sufficientemente cresciutii il che faceva dire ad alcune donne che ci osservavano: guarda li,…poverini, l’hanno presi anche piccini.Gli amici che avevo accanto mi battevano sulla schiena e mi dicevano: dicono di te che sei piccino. Era tutta una battuta.
    Arrivammo allo stadio. Ci fecero sostare su un prato, lato nord.
    Sopraggiunse un mezzo militare da dove furono scaricati cinque ragazzi
    ammanettati che urlavano.. Vi erano già cinque sedie allineate.Noi eravamo abbastanza vicini al “teatro” di questa tragedia e ci rendemmo quindi conto che tutta questa preparazione era quella di farci assistere ad una fucilazione .Fino a quel momento non ne sapevamo niente.
    Nessuno ce lo aveva detto e da noi le notizie dall’esterno non filtravano. Pensavamo che la nostra presenza lì dovesse essere di “monito” per darci un segnale significativo, per impedire ogni eventualità di fuga .
    Quando noi vedemmo la scena di trasferimento di cinque ragazzi, dal mezzo militare alle sedie, (alcuni addirittura portati di peso perchè svenuti)ci venne da ribellarci ed urlare a squarciagola “assassini……….”
    I guardiani che ci controllavano levarono le pistole dalle fondin , minacciando di ucciderci. Inoltre tentammo di uscire dai ranghi e fuggire ma ci fermarono con calci e pugni.
    Poi ci fu la lettura della sentenza: furono scanditi quei cinque nomi :
    - Antonio Raddi
    - Guido Targetti
    - Leandro Corona
    - Ottorino Quiti
    - Adriano Santoni
    alla fine le tragihe parole :”sono condannati a morte, mediante fucilazione”.

    Dopo questa lettura vi fu una indignazione generale .Uno di noi pronunciò
    la frase “bel capo di lavoro” il che fece uscire dai gangheri uno dei
    nostri guardiani che, pestandoci i piedi, voleva sapere chi avesse pronunciato quella frase,minacciando che il colpevole avrebbe potuto subire la sorte di quei cinque ragazzi.

    La comdanna venne eseguita. I militari del plotone di esecuzione
    avevano dovuto obbedire ad un compito orribile. Urlavano anch’essi
    la loro disperazione.Forse, mentre sparavano, uccidevano anche se
    stessi.Anche il colpo di grazia fu un’operazione tragica.L’ufficiale, coman-dante del plotone di esecuzione, sparava con la mano tremante. Un altro ufficiale di grado superiore:il maggiore Carità, più spietato, lo sostituì.
    Prese lui la pistola e sparò freddamente.
    Io feci appena in tempo a vedere l’episodio poi mi svenni.
    A quel punto anche gli altri di noi svennero . Ci lasciarono a terra.
    Quando riprendemmo i sensi, tanto fu lo sgomento che fummo presi da un pianto incontrollabile.

    Ritornammo in caserma .Del tragitto di ritorno non ricordo più niente.
    Eravamo tutti in silenzio.Come se l’oscenità di quello che era accaduto
    avesse bloccato ogni capacità di parlare. Tutt’altra cosa quindi rispendo al viaggio di andata. Non sapevo niente del luogo di arrivo, ne cosa sarebbe successo.

    Ovviamente i giorni che seguirono furono terribili: nella testa ci balenavano
    sempre quelle orribili scene……..che sono ancora presenti e lucide e ci accom-
    pagneranno per tutta la vita.

    Quel 22 marzo era una giornata luminosa, il sole si affacciava dalle colline di Fiesole ed era arrivata la primavera. da un giorno…….Ma forse noi non lo notavamo neppure perchè il terrore, la morte soffocavano questa “magica” stagione….che non faceva sbocciare, purtroppo, nè l’amore nè la vita…. Forse anche le rondini, che erano tornate il giorno prima, si allontanarono dai tetti vicini allo stadio,……….Per ritrovare la pace.
    I prati davanti al “luogo del martirio” erano pieni di fiori al nostro arrivo
    ma ……calpestati e morti quando ce ne siamo andammo,
    come quei cinque fiori del Mugello.
    sergio

  4. sergio doretti said, on gennaio 25th, 2009 - 8:47 pm

    LA SPIGOLATRICE
    Queste spigolatrici,camminavano piano piano nel campo già liberato dal grano, si chinavano quando trovavano delle spighe sul terreno: le raccoglievano e le depositavano in un apposito sacco.
    La separazione del grano dalla pula veniva fatta a mano, stropicciando le spighe su una pietra e poi servendosi dall’aiuto del vento, per allontanare la pula,che essendo più leggera del grano volava via.
    Il grano che se ne otteneva , portato a macinare , si trasformava in farina e quindi in pane. Ovviamente la quantità di grano era molto scarsa, ma era qualcosa rispetto al “nulla”.
    Come ho detto sopra, la spigolatura è fatta da quella parte di popolazione che è più povera, abita in campagna, in case fatiscenti di un piccolo borgo, ma non conduce un podere. Gli uomini sono operai :qualche lavoretto come manovale nell’edilizia o come garzone da un contadino. In questo ultimo caso,il salario viene dato in “natura”, cioè in prodotti della terra, come verdure o formaggio. Inoltre viene offerto anche da mangiare.
    Poiché le spigolatrici sono state immortalate nell’arte: pittura e poesia, i giovani di oggi, in particolare se sono interessati all’arte, non vanno a pensare che le spigolatrici svolgevano dei lavori umili, ma pensano a queste lavoratrici come delle bellissime donne perché immortalate dai pittori macchiaioli, come Giovanni Fattori, livornese, e Jon Millet, fracese.
    In particolare Millet si dedicò a rappresentazioni di scene agresti a metà strada tra il naturalismo e il realismo: i protagonisti dei suoi dipinti, contadini o persone delle classi più umili, come le spigolatrici , sono ritratti con una grande dignità e forza d’animo. Sono queste le opere che vennero più volte riprese da artisti come Vincent Van Gogh e Salvador Dalí.
    Le spigolatrici, in particolare, le vedeva bellissime, leggermente curve, che raccolgono le spighe sfuggite alla mietitura, mentre alle loro spalle vi è un bellissimo sole che illumina quei campi e rende il panorama romantico.
    Ecco l’abbinamento fra l’arte, la poesia ed il lavoro umile di queste meravigliose donne.che l’arte le pone in una dimensione “eroica”.
    . sergio

    .

  5. sergio doretti said, on marzo 1st, 2009 - 3:45 pm

    RIFLESSIOMI DI UN BAMBINO.
    Viveva in campagna ed era ancora piccolo per frequentare la Scuola.
    Frequentava invece quella bellissima campagna. Per lui e per gli altri bambini come lui questa vita di osservazione era una vera scuola. Una scuola di esperienza. Una scienza dell’anima e dell’amore
    Vede crescere la vita, non solo umana ma anche animale e vegetale.
    E’ un rapporto col mondo che lo circonda. Non importa se lui crede
    che oltre il cancello della sua casa, della sua aia, non c’è più niente.
    Forse pensa: il mondo finisce quì. L’infinito: tutto quello che c’è
    oltre il cancello,per lui non esiste.
    Ma quel mondo che conosce,quel mondo limitato, ai soli animali,
    agli insetti, ai vegetali, alla frutta è sufficiente per essere un
    mondo completo di tutto quello che può rappresentare la vita;
    cioè la vita semplice, ma completa. Completa di tutti gli ingredienti
    facenti parte del mondo.
    Forse, anche dopo:.quando sarà diventato grande ed
    il “suo” mondo avrà preso dimensioni maggiori,queste dimensioni
    non saranno sufficienti per considerare le sue nuove conoscenze
    acquisite, come il tutto. Forse anche allora ci sarà un cancello e ci sarà un’aia, che non sarà più solamente la sua aia.
    Aia che sarà diventata più estesa. Ma sempre limitata .Forse tutto
    quello che sarà riuscito a conoscere, quello che le persone normali
    conosceranno,non sarà tutto! Anche allora si dirà: “il mondo finisce
    quì!” Basta pensare al cielo. Il firmamento è studiato dai maggiori
    scienziati esistenti. Ma anche per essi esiste un cancello ed esiste
    un’aia. Cosa c’è oltre agli astri conosciuti? Non bastano i più
    sofisticati e moderni strumenti scientifici per “scoprire” quello che
    non si vede! Non si sa! Forse qualche altro “oggetto” sarà scoperto.
    Ma non è tutto. Ma il cielo avrà un confine? Forse ci saranno ancora altri mondi sconosciuti? Forse in questi mondi ci saranno altri bambini, con altre sorprese e con le inmancabili aie e cancelli.
    Anche prima della scoperta dell’America esisteva un cancello e un’aia.
    Anche allora , prima della scoperta, si diceva: “il mondo finisce qui”
    Quel bambino, è andato a Scuola, ha studiato, poi ha frequentasto l’Università ed è diventato uno scienziato.
    Però, nonostante la scienza, è convinto sempre che esiste un cancello ed un aia, Ovviamente molto più grandi di quanto le immaginava da bambino.
    Perchè tutto questo? Lui osserva: “non si sa se l’Universo sia finito od infinito, in dimensione ed in volume.”
    Poi si affretta a rettificare:
    “L’espansione dell’Universo ci pone davanti ad un altro problema molto strano. Consideriamo le galassie in formazione, che i telescopi più potenti riescono a scorgere alla distanza di 15 miliardi di anni luce da noi e che si trovano quindi vicino al limite in cui si vede la formazione dell’Universo. Queste galassie rappresentano, come abbiamo detto, gli ultimi oggetti visibili, in quanto più in là di così non vi è più nulla da osservare. Siamo arrivati là dove finisce l’Universo visibile perché in realtà siamo arrivati là dove l’Universo stesso nasce. La fine dello spazio accessibile all’osservazione coincide, infatti, con l’inizio del tempo””
    Ritorniamo all’inizio quando lo scienziato era ancora un bambino ed affermava che il “mondo finisce qui”
    o Nella Notte di Natale quella parte di Universo che confina con l’”infinito” ci invierà quella stella cometa ed illuminerà con la luce della pace tutte le notti di questa nostra Terra.
    Sergio Doretti

  6. sergio doretti said, on marzo 1st, 2009 - 7:00 pm

    Alla Redazione del Blog
    Nel presente blog ho cercato di apportare il mio contributo modesto in relazione alla qualità della richiesta.
    Ho inviato i seguenti scritti:
    1 26 dicembre 2008 . promemoria,
    2 26 dicembre 2008 quel 22 marzo 1944,
    3 – 25 gennaio 2009 – la spigolatrice,
    4 . 1 marzo 2009 – riflessioni di un bambino di campagna.

    A QUESTO PUNTO NOTO CHE NON VI SONO ALTRI SCRITTI DA LEGGERE E RENDERSI CONTO DI ALTRE RIFLESSIONI.
    COME MAI?,

    grazie e cordiali saluti.
    Finisco quì, ho avete piacere di altri eventuali interventi, in relazione alla modesta
    collaborazione.

  7. Anna said, on marzo 23rd, 2009 - 1:24 pm

    Sto cercando appunti per la realizzazione della tesina “La guerra civile spagnola”.
    Sostengo l’esame in un liceo linguistico..mi sarebe tanto utile trovare collegamenti con le altre lingue(inglese,francese,spagnolo).
    Grazie



Modulo di richiesta:



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